Visualizzazione post con etichetta Personaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Personaggi. Mostra tutti i post

lunedì 2 gennaio 2017

Step 21: I protagonisti


Questa frase è stata pronunciata da Martin Luther King, pastore protestante, politico e attivista schieratosi in prima linea nella lotta alla segregazione raziale in difesa della comunità afroamericana. Nato il 15 gennaio 1929 ad Atlanta, vive assieme alla sua famiglia nella Auburn Avenue, soprannominata il “Paradiso Nero”, il luogo in cui risiedono “gli eletti della razza inferiore”, ovvero la piccola borghesia di colore. E’ proprio questo il contesto in cui Martin Luther King vive ed opera: l’America degli anni ’50-’60, in cui vi erano fontanelle separate per bianchi e neri, così come erano separate le balconate a teatro e i posti in autobus.

Durante gli anni della lotta, organizza numerose manifestazioni, e vince nel 1964 il premio Nobel per la pace, grazie anche al suo discorso più famoso, “I have a dream”. Viene più volte arrestato e rilasciato e subisce minacce e attentatati, fino a quando viene ucciso da alcuni colpi di fucile a Memphis, il 4 aprile 1968.


giovedì 29 dicembre 2016

Step 20: Il nero nella moda

Il colore nero è il vero protagonista della moda di tutti i tempi. E’ elegante, austero e sensuale; può essere abbinato con tutti gli altri colori e utilizzato in ogni occasione, dalle ricorrenze formali agli incontri informali, sia di giorno che di sera.
E’ nello stesso tempo un colore molto particolare e distintivo di determinati capi d’abbigliamento.
 Ad esempio, il giubbotto “chiodo” di pelle, introdotto nel 1928 dalla Scott NYC, non avrebbe lo stesso fascino se associato ad un altro colore. Indossato per la prima volta in un film da Marlon Brando (nel film “Il selvaggio”), è diventato famoso anche grazie ai film “Grease” e “Happy Days”, indossato rispettivamente da John Travolta e Fonzie.



Analogamente, un capo classico come le scarpe decolleté, non sarebbe stato altrettanto elegante di un altro colore.


 L’abito nero più famoso è sicuramente il tubino nero di Givenchy indossato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”. Si tratta di un abito da sera in raso nero, senza maniche, leggermente stretto in vita e lungo fin quasi al suolo, con uno spacco fino alla coscia su un lato. Il corpetto è leggermente aperto sulla parte posteriore con un decolleté che lascia scoperte le spalle. Nel film l’attrice lo indossa con dei guanti dello stesso colore lunghi fino al gomito e con una collana di perle.



Ancora oggi il nero è ampiamente diffuso nel mondo della moda, non è caratteristico di un solo stilista (anche se sono molto famosi i tailleur di Yves Saint Laurent, o gli abiti in bianco e nero di Chanel), ed è indossato durante i red carpet e gli eventi mondani più famosi.






lunedì 26 dicembre 2016

Step 18: Il nero nella pittura, dal Rinascimento ad oggi

Il primo artista che viene in mente quando parliamo di colore nero è sicuramente Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610), celebre per i dipinti in cui dal nero profondo dello sfondo emergono i personaggi e si sviluppano le vicende.

Vocazione di San Matteo

Autore: Caravaggio
Tecnica: Olio su tela
Anno di esecuzione: 1599-1600
Luogo di esposizione: Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma








Per un'analisi dell'opera:www.arte.it/vocazione-di-san-matteo



Davide con la testa di Golia

Autore: Caravaggio
Tecnica: Olio su tela
Anno di esecuzione: 1609- 1610
Luogo di esposizione: Galleria Borghese, Roma















Un quadro emblematico in cui è prevalente il colore nero è Guernica di Pablo Picasso (1881-1973), realizzato in ricordo del bombardamento della cittadina basca di Guernica durante la Guerra Civile spagnola.

Guernica
Autore: Pablo Picasso
Tecnica: Olio su tela
Anno di esecuzione: 1937
Luogo di esposizione: Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid




Per un'analisi dell'opera: zebrart.it/picasso-guernica

Un altro esempio, in cui stavolta il nero non è usato come sfondo, ma come colore della figura principale, è di Henri Matisse (1869-1954).

Icaro

Autore: Henri Matisse
Tecnica: Collage
Anno di esecuzione: 1947
Luogo di esposizione: Musèe Matisse, Nizza















Opera invece in cui il nero è l’unico colore principale è dell’astrattista russo Kazimir S. Malevic (1878-1935).

Quadrato nero

Autore: Kazimir Malevic
Tecnica: Olio su lino
Anno di esecuzione: 1915
Luogo di esposizione: Galleria Tret'jakov, Mosca







Infine (ma ci sarebbero molti altri esempi in cui il nero è utilizzato in maniera più o meno centrale nei dipinti di ogni tempo), ecco un quadro dell’artista contemporanea Elise Mahan, giovane statunitense che si evolve artisticamente attraverso gli studi di astronomia, storia naturale, ecologia, storia dell’arte, mitologia e simbolismo. 



Step 17: il brevetto più scuro del mondo

E’ stato recentemente scoperto il Vantablack (Vertical Aligned NanoTubes Arrays black), il nero più nero che si possa immaginare, ideato dall’azienda britannica Surrey NanoSystems per dipingere gli aerei militari, rendendoli meno visibili ai radar.
Il colore è formato da nanotubi di carbonio, di spessore 10.000 volte inferiore a un capello umano. Le onde luminose restano intrappolate trai cilindri di carbonio e rimbalzano dall’uno all’altro fino a quando vengono quasi completamente assorbite: il vantablack assorbe così il 99,965 per cento della luce ed è, effettivamente, nerissimo.

I diritti sull’invenzione del Vantablack sono stati acquistati dall’artista inglese di origine indiana Anish Kapoor, interessato all’utilizzo del colore in ambito più creativo, poiché “fa leva sul senso di immaginazione dell’uomo, disorientato dalla perdita di conscienza dello spazio”.


venerdì 23 dicembre 2016

Step 15: Pubblicità

Nell’ambito pubblicitario molto spesso le parole non bastano, ma sono molto più efficaci, se non addirittura necessarie, le immagini, soprattutto se colorate.
Un manifesto pubblicitario in cui il colore nero è protagonista è il famoso “Tournée du Chat Noir”, dedicato all’omonimo café parigino. L’autore è Theophile Alexandre Steinlen (1859-1923), artista svizzero trasferitosi intorno ai vent’anni e Parigi, dove diventa uno degli artisti bohemien di Montmartre, e assiduo frequentatore dei cafè della città.

"Tournée du Chat Noir", T.A. Steinlen, 1986


Un’altra locandina altrettanto celebre è quella del Moulin rouge, dipinta dall’artista francese Henry Toulouse Lutrec nel 1881. Il manifesto pubblicitario, considerato una vera opera d’arte, raffigura una ballerina in movimento, che spicca grazie al contrasto con la silhouette nera dell’uomo in primo piano e con il pubblico sullo sfondo, sempre di colore nero.

"Moulin Rouge, La Goulue", H.T. Lutrec, 1881


La pubblicità può essere utilizzata anche con lo scopo di affrontare problematiche sociali, come il razzismo, l’ecologia, il sesso o l’Aids, che di solito non sono interesse della pubblicità commerciale. Un esempio sono le campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani, storico fotografo del marchio Benetton, il cui scopo è quello di abbattere le barriere e le differenze tra popoli, condizioni e generi, e unificarli tutti sotto un’unica bandiera: quella della marca.



Campagna pubblicitaria Benetton, O. Toscani, 1989

Campagna pubbliciraia Benetton, O. Toscani, 1990

Campagna pubblicitaria Benetton, O. Toscani, 1991


Una campagna pubblicitaria più tradizionale è quella dell’azienda Zicaffè, nata nel 1929 da una piccola torrefazione a Marsala. La campagna pubblicitaria "Piacere nero" nel 2006 è stata premiata come migliore pubblicità regionale italiana grazie alla sua efficienza comunicativa e alla sua capacità di esaltare la qualità, il gusto e l’aroma del caffè pubblicizzato.

Campagna pubblicitaria "Piacere nero", Zicaffè, 2006



mercoledì 14 dicembre 2016

Step 11: Un nero da prima pagina

Il lunedì nero è il 19 ottobre 1987, giorno in cui la Borsa di Wall Street registra il maggior ribasso della storia in una sola seduta, dopo quello, più famoso, del 28 ottobre 1929. L’evento fu completamente inatteso poichè l’economia americana era in crescita dai primi anni ’80. Nonostante ciò, Wall Street se la cavò meglio degli altri mercati di Hong Kong, Madrid, Londra e Milano e riuscì in soli due anni e raggiungere e superare i livelli pre-crisi, al contrario di quanto avvenuto nel ’29, quando per riprendersi dalla crisi borsistica furono necessari ben 25 anni. 

Prima pagina del New York Times, 20 Ottobre 1987


Prima pagina del Wall Street News, 20 Ottobre 1987



Prima pagina de La stampa, 20 Ottobre 1987



giovedì 1 dicembre 2016

Step 7: Il nero nel cinema: storia e simbologia.

Accostando la parola nero all’universo cinematografico, la prima idea che ci viene in mente è quella dei vecchi film in bianco e nero, quelle pellicole così tanto espressive da far emozionare, commuovere o sorridere senza l’aiuto suggestivo del colore. Il bianco e nero è stato utilizzato però anche in tempi più recenti, grazie alla sua capacità di descrivere la realtà, non semplicemente copiandola ed immortalandola (come spesso accade con i film a colori), ma lasciando allo spettatore maggiore immaginazione.

Il grande dittatore, 1940

Vacanze romane, 1954

Voyage dans la lune, 1902

La dolce vita, 1960

Ladri di biciclette, 1948


 Ci sono anche dei casi in cui si fa riferimento al nero non per una funzione “grafica”, ma solo ed sclusivamente simbolica. Un esempio è il film “Black Swan” (“Il cigno nero”), diretto da Darren Aronofsky.

“La storia la conosciamo tutti. Una giovane, dolce e pura, prigioniera nel corpo di un cigno, desidera la libertà, ma solo il vero amore spezzerà l'incantesimo. Il suo sogno sta per realizzarsi grazie a un principe. Ma... prima che lui le dichiari il suo amore, la gemella invidiosa, il cigno nero, lo inganna e lo seduce. Devastata, il cigno bianco si getta da un dirupo e si uccide e nella morte ritrova la libertà.

Il cigno nero, 2010



domenica 27 novembre 2016

Step 6. Il colore della fisica: i buchi neri.

Quando si associa il colore nero al contesto scientifico, lontano da quello dell’arte o della cultura popolare, non si può non fare riferimento al mondo fisico e alla teoria dei buchi neri.



La teoria dei buchi neri si fonda sulla teoria della gravitazione, formulata da Albert Einstein agli inizi del ‘900. Questa teoria va ad affiancare/sostituire per certi aspetti la teoria Newtoniana, secondo la quale la gravità crea un campo simile a quello prodotto da un magnete (detto appunto campo gravitazionale), che fa si che ciascun corpo dotato di massa (ad esempio la Terra) eserciti su un altro corpo una forza attrattiva, e che quest’ultimo ne eserciti una sul primo di intensità uguale ma di verso contraio. Einstein sostiene invece che tutti i corpi massivi, curvino lo spazio attorno a loro, come fa ad esempio una palla poggiata sul materasso. Inoltre, la relatività generale ipotizza che un corpo massiccio sufficientemente grande, come ad esempio una stella può collassare su se stesso fino a concentrarsi in un punto a densità infinita, chiamato singolarità. La singolarità deforma così pesantemente lo spazio attorno a sé che neppure la luce - se vi passa sufficientemente vicino - può uscirne. E così siamo in pratica arrivati a immaginare un buco nero.
Vent’anni dopo molti fisici cominciarono ad interessarsi al fenomeno dei buchi neri: lo statunitense John Wheeler (che darà il nome ai buchi neri),l’inglese Roger Penrose, il sovietico Yakov Zel'dovič e successivamente Dennis Sciama e Steven Hawking. Quest’ultimo inizia ad approfondire la teoria del Big Bang, paragonandolo ad un buco nero al contrario: tutto ha origine da una singolarità (anziché ridursi in essa). Inoltre, intuisce che un buco nero non può mai restringersi, ma solo aumentare le sue dimensioni, proprio perché tutto ciò che passa nelle sue vicinanze viene risucchiato; che un buco nero non può spezzarsi, neanche collidendo con un altro buco nero; chiama il confine “orizzonte degli eventi” ed accosta l’espansione di quest’utlimo al concetto di entropia: anche l’universo diventa sempre più disordinato ingrandendosi.
Il fisico israeliano Jacob Bekenstein, contesta la connessione tra buchi neri ed entropia, ipotizzando che la dimensione del buco nero fose solamente la misura dell’entropia del buco nero stesso. Hawking ribatte che affinchè il buco nero abbia un’entropia, deve avere necessariamente una temperatura, e quindi irradiare energia… e ciò va contro la definizione stessa di buco nero, dal quale non esce nulla.
Successivamente, lo stesso Hawking ammette di aver sbagliato: parte dal presupposto che lo spazio sia popolato da coppie di particelle di materia e antimateria, che si annullano l’una con l’altra talmente velocemente da non venire nemmeno percepite, e per questo sono chiamate particelle virtuali. Secondo Hawking queste particelle possono diventare reali se nascono nelle vicinanze di un buco nero, cosicchè una delle due “metà” venga risucchiata, e sia possibile percepire l’altra; ma se il buco nero assorbe la particella di antimateria, l’energia totale del buco nero diminuisce, e così la sua massa.
Il risultato di questo ragionamento è che il buco nero deve irradiare energia (la radiazione di Hawking) e può diventare sempre più piccolo. Ecco dunque che Hawking confuta la sua stessa idea di partenza, che voleva i buchi neri in espansione continua.


Nel 1974, Hawking e il fisico Jacob Bekenstein formulano una teoria secondo la quale i buchi neri perdono progressivamente energia e massa fino a svanire completamente nel nulla, come se “evaporassero”. Secondo questa teoria, i buchi neri potrebbero distruggere tutta l'informazione sulla materia caduta al loro interno, il mondo quindi non sarebbe deterministico, teoria estrema confutata da moltissimi scienziati.

Nonostante ciò quest’anno il fisico Jeff Steinhauer è riuscito in qualche modo a provare questa teoria, riproducendo in laboratorio una sorta di buco nero. Steinhauer osserva il comportamento differente delle particelle in prossimità del modello del buco nero: una cade dentro al buco, l’altra riesce a fuggire portando con se anche l’informazione della particella risucchiata.






domenica 20 novembre 2016

Step 4: Il mito si tinge di nero.

I colori assumono oggi dei significati fortemente simbolici. Ciò avveniva anche in passato, quando, allo “strumento” evocativo che sono appunto i colori, ne veniva associato un altro altrettanto suggestivo: il mito.
Il colore nero è protagonista di molti racconti appartenenti alla mitologia di tutto il mondo.
Nella mitologia egizia, ad esempio, viene associato ad una delle divinità principali: il dio- sciacallo Anubi. Per comprendere le origini della sua natura si deve fare riferimento alla storia del suo concepimento e della sua nascita. Sua madre Nefty era l’ultima dei quattro figli della Dea del cielo, sorella di Iside, Osiride e Seth; Iside e Osiride erano sposati e profondamente innamorati, mentre Seth e Nefty erano stati costretti al matrimonio. Spinta dal suo amore segreto per Osiride, Nefty decide una notte di travestirsi da Iside, e di sdraiarsi accanto ad Osiride. Questi, avendola scambiata per la sua sposa, si accorge solo al mattino dopo della sua vera identità, e la caccia infuriato, temendo l’ira di Seth e della moglie. Nefty allora va a nascondersi tra i canneti delle paludi, dove scopre di aspettare un figlio, che però detesta; alla sua nascita quindi lo abbandona, sperando che i coccodrilli del Nilo se ne cibino. Ciò non avviene, e il neonato viene trascinato a riva proprio da un coccodrillo, e accolto da una famiglia di sciacalli. Venuta a sapere dell’accaduto, Iside decide di perdonare Nefty e di riconoscere il bambino ma, non appena lo vede, non riesce a trattenere lo stupore davanti alla vista di qull’essere sporco e irriconoscibile ed esclama “In-put?” (è lui?), ovvero Anubi. Così viene chiamato il neonato, che si presenta con la testa di sciacallo per omaggiare la sua prima famiglia. Cresciuto, inventa l’imbalsamazione per preservare dalla corruzione il corpo di suo padre, Osiride, ucciso da Seth e gli viene affidato il compito di traghettare i defunti attraverso le vie della Duat, l’Oltretomba egizia, oltre che di sostenere la Sacra Bilancia, nel Tribunale di Osiride, su cui si pesava il cuore del defunto per concedergli oppure negargli la vita eterna.
Anubi è raffigurato con testa di sciacallo o sciacallo dal colore nerissimo, in ricordo, forse, della sua vita infantile trascorsa tra quegli animali. Il suo colore nero, però, non è quello del lutto (che è, invece, il bianco), ma è quello del bitume, necessario all’imbalsamazione, per cui il nero diventa il colore della Rinascita.

Egli stesso era una Divinità della Rinascita e il Sacerdote funerario che presiedeva all’imbalsamazione di un cadavere, indossava la sua maschera.
Divinità dai molteplici aspetti, gli furono attribuite diverse funzioni: Patrono dell’Imbalsamazione, Traghettatore dei defunti, Reggitore della Sacra Bilancia, Signore della Necropoli, Signore dell’Aldilà.




 Il nero è presente anche in un mito di carattere fislosofico: il mito della biga alata, tratto dal Fedro, di Platone. Il mito parla della tripartizione dell’anima, paragonandola ad una biga alata guidata da un auriga e  trainata da due cavalli, uno bianco e l’altro nero. L’auriga rappresenta l’anima razionale, la ragione, capace di condurre i cavalli verso la perfezione dell’iperuranio (info su Platone). Il cavallo nero simboleggia l’anima concupiscibile, la passionalità, gli istinti, che cercano di riportare la biga verso il basso, mentre il cavallo bianco simboleggia l’anima irascibile, che asseconda talvolta l’auriga e talvolta il cavallo nero.

Un altro mito in cui troviamo il colore nero (assieme ad altri colori) è quello che narra la nascita dell’universo presso la popolazione azteca.
In principio, la materia si presentava come qualcosa di indefinito e di divino, fino a quando le due divinità primordiali (Signore e Signora della nostra carne) si uniscono per dare origine a quattro figli, che indicano le quattro direzioni dell’universo: Tezcatilipoca Rosso (Oriente), Tezcatilipoca Bianco (Occidente), Tezcatilipoca Blu (Sud) e il più terribile di tutti, Tezcatilipoca Nero (Nord). I quattro fratelli decidono di dare origine alla formazione delle cose. Tezcatilipoca Nero si trasforma nel Sole, per porsi al di sopra e troneggiare sugli altri fratelli, ma viene colpito da un bastone da uno degli altri fratelli, e cade in acqua trasformandosi in giaguaro e divorando la prima comunità “umana” formata da giganti. Tezcatilipoca Bianco crea il secondo sole, e popola il mondo di gente ordinaria e contadina; allora Tezcatilipoca Nero scatena un vento fortissimo che travolge il secondo sole, e trasforma tutti gli uomini in scimmie. Il terzo sole viene creato da Tezcatilipoca Blu, e con esso una nuova stirpe di uomini, trasformati poi dal Bianco in tacchini, farfalle e cani. Infine il Rosso crea il quarto sole, distrutto da un grande diluvio causato dagli altri tre fratelli, che tramuta i nuovi umani in pesci.
Non essendo arrivati ad un risultato, i quattro decidono di collaborare delimitando i quattro punti cardinali; infine si dividono i gli incarichi: Tezcatilipoca Nero e Tezcatilipoca Rosso diventano rispettivamente Signore del cielo e degli astri, Tezcatilipoca Blu Signore delle acque e Tezcatilipoca Rosso è il definitivo Signore del Sole.
                                                 Tezcatilipoca Nero

Infine, a proposito del nero, non potevo non citare la leggenda della Madonna Nera del Tindari, venerata nella zona del messinese, nella mia Sicilia. Un giorno, una madre si reca assieme al suo bambino ad ammirare la Madonna nera, nel suo santuario vicino al mare. Alla vista della statua però ne rimane delusa, nonostante sulla base sia incisa la frase “Nigra sum sed formosa” (“Sono nera ma bella”), e afferma “Hàju vinutu di luntana via ppi vidiri a una cchiù brutta ri mia!” (“Sono venuta da lontano per ammirare una Madonna più brutta di me”). Pronunciate queste parole, non fa in tempo a girarsi che vede suo figlio sbattuto tra le onde del mare sottostante, e subito prega la Madonna di salvarlo. La Madonna allora, ignora le precedenti parole della donna, e va in suo aiuto facendo prosciugare la parte di mare nella quale si trova il bambino, che si ritrova improvvisamente seduto su un lembo di sabbia. A prova della leggenda si possono ammirare i laghetti di Marinello, circondati da banchi di sabbia uscenti dal mare.