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martedì 10 gennaio 2017

Step 23: Black and w...ild!

Pur non essendo il colore di spicco del nostro pianeta (prevalgono infatti l’azzurro delle acque e il verde della vegetazione), il colore nero è molto presente nella natura, e può essere considerato quindi un colore selvaggio. È associato alla terra (elemento naturale che a sua volta rimanda alla materia primordiale) nel suo stadio fertile, ossia come simbolo del grembo materno e della nascita della vita.
Colore con il quale si identifica il caos primordiale, è molto frequente anche nel mondo minerale, vegetale e animale.







È infatti il colore della pietra lavica, formatasi grazie al deposito di materiale vulcanico dopo le grandiose eruzioni, e quindi di origine “selvaggia”. Grazie alle sue caratteristiche tecniche la pietra lavica è molto apprezzata: è resistente agli urti e agli sbalzi termici, è molto robusta ma facilmente lavorabile, tant’è che, nei paesini alle pendici dell’Etna, viene impiegata per la realizzazione di oggetti di artigianato e monumenti.

Nel mondo vegetale, sono in effetti poche le specie che si presentano nere al 100%,  si tratta per lo più di rossi o viola molto scuri, tendenti al nero. Spicca però per originalità il papavero nero Evelina, dal 1997 riconosciuto a tutti gli effetti come nuova varietà vegetale.



Ma è nel regno animale che è possibile ammirare il colore nero in tutta la sua selvaggia bellezza. Ne è un esempio la pantera nera, simbolo di ferocia e valore. È un animale molto elegante e veloce, si muove in modo fluido e sinuoso, è solitario e protettivo nei confronti dei cuccioli. 






Un altro esempio è il gorilla, conosciuto per il suo folto pelo di colore nero-argenteo. Grande, forte e imponente, è considerato comunque un animale pacifico e tranquillo.

mercoledì 28 dicembre 2016

Step 19: Inside out: dentro al colore nero

Salve, mi presento: sono il colore Nero.
Posso essere considerato il “padre” di tutti gli altri colori: prima che fosse creata la luce, io pervadevo ogni cosa; prima di tutti gli altri colori, l’unico ad essere stampato in riviste, giornali e fotografie, o ritratto nei film, ero io (talvolta accompagnato dal mio collega bianco).
Datato è anche il mio impiego: presso gli antichi Egizi ero ancora ben considerato, perché associato al colore della terra fertile e quindi della rinascita (in contrapposizione al rosso della terra arida); nell’antica Grecia ho cominciato ad essere associato al mondo degli inferi: l’Ade, circondato dall’Acheronte, fiume dalle acque scure e fangose, e i mostri che lo popolano, come Cerbero e l’Idra di Lerna. I romani mi indossavano durante i funerali, e mi utilizzavano per indicare ciò che è sporco, brutto o cattivo; dal Medioevo la mia definitiva condanna: animali portasfortuna come corvi e gatti neri, le streghe e il diavolo, e mi indossavano pure gli ecclesiastici addetti all’inquisizione. Ero considerato talmente malvagio da essere adoperato per indicare la gravità di una malattia, la “Peste Nera”.
Dipinto e cantato come il colore della perdita e dell’oblio, il mio riscatto è presto arrivato: simboleggio l’ignoto, non più con terrore, ma con un fascino tutto nuovo. Sono indefinito, e pertanto tu per primo e tutti gli altri potete vedermi come vi pare; non vi impongo di sorridere ed essere gioiosi come il giallo, pacati e riflessivi come i colori chiari, o passionali come il rosso, semplicemente aspetto che mi interpretiate in maniera positiva o negativa, a seconda del vostro umore.
Nel tempo sono diventato molto famoso, tanto da avermi dedicato generi letterari e cinematografici; sono un colore molto deciso e forse pecco di presunzione affermando di essere indispensabile: sono il male senza il quale non potreste apprezzare il bene, e analogamente, l’oscurità senza la quale non potreste vedere le stelle.




venerdì 23 dicembre 2016

Step 15: Pubblicità

Nell’ambito pubblicitario molto spesso le parole non bastano, ma sono molto più efficaci, se non addirittura necessarie, le immagini, soprattutto se colorate.
Un manifesto pubblicitario in cui il colore nero è protagonista è il famoso “Tournée du Chat Noir”, dedicato all’omonimo café parigino. L’autore è Theophile Alexandre Steinlen (1859-1923), artista svizzero trasferitosi intorno ai vent’anni e Parigi, dove diventa uno degli artisti bohemien di Montmartre, e assiduo frequentatore dei cafè della città.

"Tournée du Chat Noir", T.A. Steinlen, 1986


Un’altra locandina altrettanto celebre è quella del Moulin rouge, dipinta dall’artista francese Henry Toulouse Lutrec nel 1881. Il manifesto pubblicitario, considerato una vera opera d’arte, raffigura una ballerina in movimento, che spicca grazie al contrasto con la silhouette nera dell’uomo in primo piano e con il pubblico sullo sfondo, sempre di colore nero.

"Moulin Rouge, La Goulue", H.T. Lutrec, 1881


La pubblicità può essere utilizzata anche con lo scopo di affrontare problematiche sociali, come il razzismo, l’ecologia, il sesso o l’Aids, che di solito non sono interesse della pubblicità commerciale. Un esempio sono le campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani, storico fotografo del marchio Benetton, il cui scopo è quello di abbattere le barriere e le differenze tra popoli, condizioni e generi, e unificarli tutti sotto un’unica bandiera: quella della marca.



Campagna pubblicitaria Benetton, O. Toscani, 1989

Campagna pubbliciraia Benetton, O. Toscani, 1990

Campagna pubblicitaria Benetton, O. Toscani, 1991


Una campagna pubblicitaria più tradizionale è quella dell’azienda Zicaffè, nata nel 1929 da una piccola torrefazione a Marsala. La campagna pubblicitaria "Piacere nero" nel 2006 è stata premiata come migliore pubblicità regionale italiana grazie alla sua efficienza comunicativa e alla sua capacità di esaltare la qualità, il gusto e l’aroma del caffè pubblicizzato.

Campagna pubblicitaria "Piacere nero", Zicaffè, 2006



domenica 11 dicembre 2016

Step 10: Emblematic black

Le aziende investono moltissimo nella creazione del loro logo, per essere identificate attraverso un emblema che incarna i valori su cui l’azienda stessa si fonda, o semplicemente per pubblicizzare meglio se stessa e i propri prodotti. Nella realizzazione del logo, la scelta dei colori è fondamentale, perché questi fanno leva direttamente sulla nostra sfera emozionale, inducendoci a comprare o desiderare determinati prodotti. Ad esempio, il rosso è molto utilizzato dalle aziende di tipo alimentare, poiché “stimola l’appetito”, il giallo dalle compagnie petrolifere grazie all’associazione automatica giallo-energia, e il blu per i loghi istituzionali di ogni tipo, poiché evoca tranquillità.
Il nero è impiegato principalmente nei loghi del settore della moda e dell’abbigliamento, soprattutto abbinato al bianco, all’argento o all’oro, perché trasmette l’idea di eleganza.

 Oppure, è utilizzato per trasmettere un messaggio forte e deciso (in questo caso è abbinato ad un altro colore generalmente molto chiaro, per creare un forte contrasto visivo), come ad esempio il logo del WWF (World Wildlife Fund). Il logo fu disegnato nel 1961 dallo stesso fondatore Sir Peter Scott, ispirato dalla figura del panda gigante Chi Chi, star dello zoo di Londra proprio in quegli anni. Da allora il panda è diventato il simbolo della tutela degli animali in via d’estinzione, scelto anche per la sua capacità di suscitare simpatia e tenerezza.


lunedì 5 dicembre 2016

Step 8: Nero e cultura popolare

Il nero è, più degli altri colori, al centro delle credenze popolari e della superstizione.
 Ad esempio, molti proverbi contengono riferimenti al colore nero:
  • Niuru cu niuru nun tingi (Chi frequenta persone simili non cambia)
  • Sera rossa e nero mattino, rallegra il pellegrino
  • Da un uovo bianco può nascere un pulcino nero

E’ noto che il nero sia collegato a eventi negativi, per questo è il colore del lutto: simboleggia la fine di un’esistenza e il dolore dei cari che “subiscono” questa morte. Già nell’antica Grecia il nero era utilizzato per tutto ciò che concerne il mondo dei morti: Omero ne fa riferimento ed Euripide tratteggia più volte in nero la figura del re dei morti. Presso i Romani, fu regolamentato l’utilizzo del nero nelle situazioni di lutto, tant’è che i magistrati indossavano la toga pretexta nera al posto di quella tradizionale color porpora.
Nella credenza popolare, il nero allude anche alla paura, esemplificata dalla figura dell’uomo nero, nella famosa ninna-nanna:
Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Lo darò alla Befana che lo tiene una settimana. Lo darò all'Uomo Nero che lo tiene un anno intero.Lo darò all'Uomo Bianco che lo tiene finché è stanco. Lo darò al Saggio Folletto che lo renda Uomo perfetto!
L'uomo nero, Boogey nella cultura americana


O, molto più comunemente è associato al gatto nero, emblema della sfortuna. Tale credenza risale al Medioevo. A quell'epoca, il gatto nero era considerato il compagno diabolico delle streghe (per la sua abitudine di uscire di notte) e per il colore, associato all’inferno e al lutto. L’origine della diceria della iella (la sfortuna) portata dal gatto nero che attraversa la strada risale invece all’epoca in cui si andava a cavallo, poichè se un gatto attraversava all’improvviso la strada il cavallo poteva spaventarsi e disarcionare il cavaliere. Non in tutti i Paesi però è così:  in Francia e in Inghilterra, al contrario, i gatti neri vengono considerati porta fortuna.